calda e afosa la notte senza sonno si trascina lenta come le pale sul soffitto, ipnotiche come una voce sconosciuta che ti parla piano, all'orecchio, alternando discorsi innocui a brividi feroci.
seduta qui davanti, sola e solitaria, precipito e riemergo in ricordi e nostalgie mentre il caldo si fa sempre più opprimente così come la voglia che, rimasta sopita per ore, s'è destata nel breve arco di due parole e due respiri.
sento una goccia di sudore scendermi dal collo, percorrere la rotondità del seno e scivolare nel solco.
sulla pelle lievemente arrossata dal sole si distingue ancora un sentore di cocco, dolce e avvolgente, come parole dette e scritte con garbo.
con garbo ma non senza desiderio, dissimulato da sorrisi e ironia, celato da parole pacate e discrete.
apparenza.
mi chiedo cosa potrebbe pensare, ora, a sapere che questi discorsi tanto moderati e prudenti erano in antitesi alla mia mano che lambiva il pizzo del reggiseno, nero, e che i sorrisi e i silenzi erano la conseguenza di bagnate carezze.
che alcuni ricordi erano rafforzati da un dito indisponente che piano si insinuava sotto la stoffa, lascivo ed eccitato, per saggiare il turgore che stava crescendo assieme al bisogno di spingere oltre. nei discorsi. nei movimenti.
chissà cosa potrebbe dire, ora, ripensando alle parole tranquillamente dette e immaginando la scena che, ignaro, si poteva gustare con la presidenziale reclinata, solo pizzo nero addosso e gli slip lievemente abbassati.
chissà come potrebbe prenderla, ora, sapendo che più di una volta son stata sul punto di ansimare, tradendomi, chissà come la prenderà capendo che molti sospiri non erano stanchezza ma ben altro agire.
chissà se per una sorta di magnetismo si farà risentire ora, ora che dò libero sfogo agli istinti, mentre il ritmo aumenta e i miei respiri diventano gemiti regalati alla notte, con la voglia di godere che brucia nelle vene e con la voglia di un maschio che mi possegga fin quasi allo strazio.
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martedì, maggio 20, 2003
furtiva mi aggiro per le buie stanze di questo castello di tormenti, l'anima persa in letti sconosciuti e il sangue ormai divenuto fuoco nelle vene.
febbrilmente cerco conforto per questo ormai logoro spirito mentre la mente è ancora piena dei suoni dell'ultimo amplesso, bramato e desiderato.
la carne arde ancora al ricordo degli ultimi lascivi contatti mentre tutti i muscoli si continuano a contrarre nella nostalgia di un abbandono dei sensi perfetto.
sosto davanti alla finestra aperta, carezzata dalla lieve brezza notturna, rivedo ancora l'avida bocca che percorre ogni centimetro del mio corpo mentre le mani, grandi e forti, frugano ogni mio piccolo punto segreto.
languidamente ripenso, mentre gocce riprendono a imperlare la mia smania di piacere, allo strazio della carne provocato da quel sesso monumentale, non tanto per la sua immensità ma bensì per la sua assoluta perfezione nelle forme.
in adorazione l'ho accolto tra le labbra e con una sorta di venerazione l'ho portato al piacere, contenendo la mia voglia di prenderlo nella sua totalità ho dovuto farmi violenza per suggerlo piano, con maestria, concentrandomi prima sulla sua perfetta e scolpita estremità, modellando le forme con la punta della mia indisponente lingua, beandomi dei tuoi mormorii e parole di piacere, accogliendo come un regalo inaspettato il tuo invito a farlo scivolare piano verso la profondità della mia gola.
sento il cuore risonare nelle orecchie e degli improvvisi lampi di calore mentre ripenso a come ho cercato la tua approvazione mentre lo tenevo saldamente nel caldo accogliente della mia lingua, sciovolando ora piano e ora veloce verso un piacere che ti ho sentito nascere dalle pulsanti vene, che ho sentito scorrere sotto la pelle tesa, sgorgarmi tra le labbra e stillarmi sul seno.
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giovedì, maggio 15, 2003
è un gioco al quale spesso non so, anche nella più totale sincerità, dare risposte esaurienti.
non serve scomodare eros e psiche per cercare risposte, nè tantomeno basarsi sullo sciocco giudizio bello = sessualmente attraente ho sempre ritenuto, a parer mio ovvio, che il sottile gioco della seduzione il cui scopo finale è l'amplesso si basi su alchimie personali che vanno ben oltre il mero aspetto fisico.
c'è un qualcosa di altamente sensuale in una voce profonda, talmente carica di desiderio e promesse da far dimenticare inutili imperfezioni corpore o in due occhi che ti guardano brucianti e bramosi tanto da farti sentire venere, unica e splendente.
lascio i belli e freddi a chi saprà apprezzarli
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c'è un gioco che spesso mi fa compagnia nelle lunghe file agli sportelli o nel pigro girovagare pomeridiano, un gioco iniziato ancora prima di conoscere il sesso nel suo aspetto più fisico, un gioco al quale spesso non penso ma ogni tanto torna ad aleggiarmi sulle labbra come un bacio furtivo che, benchè fugace, lascia l'impronta di un desiderio inappagato.
c'è un gioco, dove risulto unico giocatore e spettatore, che si svolge tra le pieghe dei miei pensieri più intimi e personali quando, incrociato casualmente uno sguardo o sfiorata accidentalmente una spalla, mentre respiro un profumo sconosciuto, mi chiedo: andresti a letto con lui e perchè?
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martedì, maggio 13, 2003
considero la sessualità (la mia per lo meno) come un infinito oceano senza sponde, dove potersi immergere e nuotare senza limiti o limitazioni.
un mondo che mi incuriosisce da sempre, prima ancora di scoprirlo nella sua fisicità, quando potevo considerarlo solo nei concetti astratti che evocati illanguidivano lo sguardo e accendevano il fuoco nelle vene.
ricerco le sfumature della sessualità in molteplici campi, dalla volgarità dei romanzetti masturbatori alla intramontabile bellezza degli scritti classici. dalla letteraria teoria alla smodata (e non me ne vogliano i frustrati) pratica.
ed è questa mia passione, che divora ogni senso del pudore e dell'etica, a farmi diventare licisca che, a buona nota, è estremamente diverso dal termine attuale puttana poichè deriva dall'antica roma, dove il sesso era vissuto con gioia e pochi limiti, dove anche l'imperatrice messalina scendeva dal palatino per mischiarsi alla plebe nella suburra, vendendo il suo corpo per il piacere di dare e ricevere, per placare il tormento che le bruciava l'anima.
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